Perché ci piace Not the End
Ci sono giochi di ruolo che scegli perché vuoi vivere una determinata ambientazione. E poi ci sono sistemi che tieni sempre a portata di mano perché sai che, quando serve, possono fare praticamente qualsiasi cosa.
Per Wondertell, Not the End appartiene decisamente alla seconda categoria.
Lo utilizziamo spesso nelle nostre one-shot e capita che finisca anche sui nostri tavoli quando giochiamo tra di noi. Il motivo? È un sistema italiano, estremamente duttile e con una filosofia che si sposa molto bene con il modo in cui ci piace vivere il gioco di ruolo: meno tempo passato a controllare regole e più tempo dedicato alla storia.
Un sistema italiano e incredibilmente versatile
Uno dei primi aspetti che apprezziamo di Not the End è proprio la sua duttilità.
Non nasce per raccontare una sola tipologia di storia. Il sistema può adattarsi a generi, ambientazioni e situazioni molto diverse, permettendo al gruppo di costruire l’esperienza che vuole giocare.
Fantasy? Certo. Horror? Anche. Fantascienza, avventura, post-apocalittico o qualcosa di completamente inventato? Il sistema può accompagnarti senza costringerti a cambiare gioco ogni volta che cambia la storia che vuoi raccontare.
Per chi organizza one-shot, questa caratteristica è particolarmente interessante: puoi concentrarti sull’idea dell’avventura invece di chiederti quale regolamento sia più adatto a ogni singolo scenario.
E poi ci sono le carte
La caratteristica che probabilmente colpisce di più chi prova Not the End per la prima volta è la sua meccanica principale: invece di affidarsi ai classici dadi, il sistema utilizza un mazzo di carte.
E no, non è semplicemente un dado travestito da carta.
Le carte introducono un elemento di imprevedibilità diverso e rendono la risoluzione delle azioni più coinvolgente. Pescare una carta significa creare quel piccolo momento di tensione in cui tutti al tavolo vogliono sapere cosa succederà.
Ma soprattutto, il risultato non serve soltanto a stabilire se hai avuto successo oppure no. Le meccaniche del gioco sono pensate per contribuire alla narrazione e a quello che accade ai personaggi.
Ed è proprio qui che Not the End ci conquista.
Perfetto per le nostre one-shot
Quando organizzi una one-shot, hai un tempo limitato per raccontare una storia. Non puoi permetterti di passare metà sessione a spiegare regole complicate o a gestire meccaniche che rallentano il ritmo.
Not the End ci permette di entrare rapidamente nella storia e lasciare che siano le decisioni dei giocatori a portarla avanti.
È un sistema che ci piace perché non cerca di dirci quale storia raccontare.
Ci mette a disposizione gli strumenti per raccontarne tante.
Ed è probabilmente questo il motivo per cui, quando abbiamo voglia di provare qualcosa di nuovo, Not the End torna spesso sul nostro tavolo.
Per una one-shot, per una serata tra amici o semplicemente per vedere dove può portarci una storia improvvisata.
E poi, diciamocelo: pescare una carta e scoprire cosa succede è decisamente più divertente che tirare l’ennesimo d20.



